Inopportune dichiarazioni del Prefetto di Venezia

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Roma, 08 marzo 2021

AL MINISTRO DELL’INTERNO
Prefetto Luciana Lamorgese
AL CAPO DELLA POLIZIA
DIRETTORE GENERALE DELLA PUBBLICA SICUREZZA
Prefetto Lamberto Giannini

OGGETTO: Inopportune dichiarazioni del Prefetto di Venezia

Preg.mi Signor Ministro e Signor Capo della Polizia,
nei giorni scorsi si è consumato un feroce attacco del Prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto nei confronti del Questore di quella provincia Maurizio Masciopinto.
Il 3 marzo il Questore Masciopinto, nella sua veste di “autorità territoriale di Pubblica Sicurezza” ovvero di autorità “locale” di P.S., è stato audito dalla II Commissione consiliare (Polizia locale, Sicurezza urbana, Protezione civile, Politiche di sicurezza integrata) del Comune di Venezia e la cosa non è andata affatto giù al Prefetto Zappalorto il quale si è prodigato in un durissimo quanto inaccettabile attacco pubblico nei confronti del Questore, accusandolo – come si legge dai vari articoli di stampa – di essere stato scorretto, di non essersi prima confrontato con lui, che avrebbe dovuto prima interessare il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, etc.. etc…

Così come riportato in virgolettato dagli organi di stampa, per il Prefetto Zappalorto il Questore “Può parlare con chiunque, parli pure con il sindaco o in giunta o nel consiglio comunale ma prima si confronti sulle linee generali e raccolga gli indirizzi dell’organo consultivo e anche del prefetto”.

Il Prefetto Zappalorto avrebbe anche affermato che “Questo modo di fare non è istituzionalmente corretto” in quanto “Non spetta certo al Questore andare davanti ad una commissione consigliare a parlare della sicurezza del territorio cittadino o provinciale. Ricordo al Questore Maurizio Masciopinto che c’è un organo, il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica preposto a questo. Prima ci si confronta in questa sede e poi si decide chi parla e come” … e poi ancora: “Il questore può andare ma nell’ambito e secondo le linee che sono stabilite in sede di comitato, perché in un’aula del Comune non parla a nome di Maurizio Masciopinto ma come componente del Cosp (Comitato ordine e sicurezza pubblica) con il quale però non si è confrontato: il suo comportamento è stato un vulnus alla correttezza nei rapporti che deve sempre esistere tra istituzioni e forze di polizia”.

Ed il citato Prefetto Zappalorto ne ha avute anche per la stessa II Commissione consiliare del Comune di Venezia, la quale, secondo lui, avendo invitato il Questore, avrebbe dimostrato “che non conosce le leggi dello stato e non sa come funziona la gestione della sicurezza nella provincia” … per poi aggiungere che “Non sono mai stato convocato dalla commissione ma non ci sarei nemmeno andato perché non mi presto a strumentalizzazioni sulla mia azione e nel mio operato da chi, per ragioni politiche, ci vuole dalla propria parte. Diverso il caso se a chiamare fosse l’intero Consiglio comunale, sono le regole della democrazia e ci sarei andato, anzi l’ho fatto. Credo nella democrazia e nel dialogo ma non mi presto, e pretendo che gli altri facciano la stessa cosa” … e poi quindi concludere, riferendosi chiaramente al Questore che ha aderito all’invito della predetta Commissione consiliare, che “È una mentalità che purtroppo si sta facendo strada anche nei ranghi degli alti funzionari dello Stato. Una sorta di pulsione pubblicitaria, una frenesia comunicativa che porta anche chi ha responsabilità pubbliche rilevanti a scivoloni istituzionali”.

Tutto questo, Preg.mi Signor Ministro e Signor Capo della Polizia, un tale attacco nei confronti del Questore Maurizio Masciopinto per il semplice fatto, evidentissimo, che il Prefetto Zappalorto si è infastidito del fatto che una Commissione consiliare del Comune di Venezia ha ritenuto evidentemente più confacente parlare con un Questore che con lui.
Ora, sempre a leggere i vari quotidiani, pare che Prefetto e Questore si siano chiariti …. ma le gravissime accuse pubbliche di scorrettezza, di essersi prestato a strumentalizzazioni, di aver mancato di rispetto nei confronti della figura del Prefetto e del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che il citato Zappalorto ha lanciato nei riguardi del nostro Questore non possono da noi essere trascurate.

Secondo il Prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto, i Questori sarebbero degli operai a lui sottoposti che dovrebbero stare chiusi nei loro uffici tra le scartoffie senza poter parlare con nessuno, tantomeno senza averlo prima chiesto a lui e senza essersi confrontati con il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.
Beh, vivaddio che non è affatto così!

Iniziamo con il ricordare che ai sensi dell’art. 1 del Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonché dell’art. 1 del Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635 (Regolamento per l’esecuzione del Testo Unico 18 giugno 1931, n. 773 delle Leggi di Pubblica Sicurezza”) l’Autorità di pubblica sicurezza è “provinciale e locale”. Le attribuzioni dell’Autorità provinciale di pubblica sicurezza sono esercitate dal Prefetto e dal Questore e le attribuzioni dell’Autorità locale di pubblica sicurezza sono esercitate dal capo dell’ufficio di pubblica sicurezza del luogo. A Venezia l’Autorità di pubblica sicurezza è il Questore. Nella provincia di Venezia lo sono il Prefetto ed il Questore.

Rammentiamo anche che, in tutta Italia come anche a Venezia, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è un organo ausiliario di consulenza del Prefetto per l’esercizio delle sue attribuzioni di Autorità provinciale di pubblica sicurezza.

Tali norme ed il loro significato, anche letterale, evidentemente sfuggono al Prefetto Zappalorto il quale, nel censurare finanche l’operato della II Commissione consiliare del Comune di Venezia per il fatto di aver chiesto di potersi confrontare con il Questore, e nelle sue affermazioni riguardo il fatto che l’aver aderito, da parte del Questore, all’invito di tale Commissione avrebbe significato “prestarsi a strumentalizzazioni … da chi, per ragioni politiche, ci vuole dalla propria parte” mentre sarebbe “Diverso il caso se a chiamare fosse l’intero Consiglio comunale” dimostra anche come tale Prefetto sconosca finanche, oltre alle competenze sue, del Questore e del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che le Commissioni consiliari sono composte da membri di tutte le parti politiche al pari del Consiglio Comunale, per cui alcuna “strumentalizzazioni” potrebbero esserci mai state.

Ancor più grave la convinzione del citato Zappalorto che un Questore della Repubblica per poter dialogare di sicurezza con la società politica e, immaginiamo, anche con gli stessi cittadini, debba prima chiedere il permesso a lui e confrontarsi finanche con il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, organo che addirittura – secondo detto Prefetto – avrebbe la facoltà di stabilire cosa il Questore potrà dire e finanche decidere se invece del Questore far parlare qualche altro suo componente (“… il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica …… decide chi parla e come …”).

Sono affermazioni che fanno rabbrividire … ancor più perché sarebbero state dette da una persona cui è stato affidato l’incarico di Prefetto!
Immaginare, come evidentemente vorrebbe il Prefetto di Venezia, un Questore ridotto a semplice esecutore di disposizioni prefettizie e privato della possibilità di interloquire con enti ed istituzioni, non solo è anacronistico ma è anche assurdo.

Ora, è evidente a tutti che il Prefetto Zappalorto si sia oltremodo contrariato per il fatto che la II Commissione consiliare del Comune di Venezia abbia inteso sentire il Questore, autorità locale di pubblica sicurezza, piuttosto che lui … ma è inconcepibile che un Prefetto lamenti una presunta lesa maestà, degna di un sistema borbonico oggi fortunatamente inesistente, e che lo faccia rilasciando inopportune interviste ai giornali cittadini con l’intento di screditare un Questore che ha sempre dimostrato di saper fare ottimamente il proprio lavoro.

Alle Preg.me SS.VV. le più giuste considerazioni.
Cordiali saluti

Il Segretario Generale del COISP
Domenico Pianese

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