IL MESTIERE DEL POLIZIOTTO – IL COISP SCRIVE AI COLLEGHI, ALLA POLIZIA..

564

AI COLLEGHI, ALLA POLIZIA..

Il mestiere del poliziotto, per definizione, non è mai stato troppo popolare.

La funzione repressiva, insita nella necessità dell'esistenza del rispetto della legge per il semplice comune quieto vivere, genera nei più, come minimo, fastidio.

Tutti ci dobbiamo affidare più all'istinto ed alla iniziativa personale per fare andare avanti le cose ogni giorno in qualsiasi servizio siamo chiamati a svolgere. Dobbiamo dire molti NO e pochi SI.

Dobbiamo dare cattive notizie, bloccare una strada, negare un permesso di soggiorno, ritirare una patente. Non saremo mai amati per questo.

"Perché fate la multa a me e non andate ad acchiappare i ladri? Perché non mettete in galera i tossici/mendicanti/zingari che sono davanti il mio negozio? Lasciate andare quel povero ragazzo che stavasolo manifestando … la sua rabbia giovanile! Perché trattate male questo o quello, dov'è la vostraumanità? Perché non dialogate invece di usare la forza?”

…… e poi la migliore di tutte: “Insomma sono io che vi pago lo stipendio!"

Ad ogni manifestazione/incidente/corteo/partita di calcio arrivano i pareri, sempre conditi da altisonanti titoli accademici o della fama di "esperti" del settore, che vengono puntualmente invitati a dire la loro in tv/blog/settimanali/quotidiani/periodici.

Sulla strada basta un buongiorno detto a denti stretti per farti giudicare "aggressivo", basta un sorpasso per qualificare te e tutta la Polizia come dei delinquenti che corrono invece di dare il buon esempio.

Tutte queste cose le sappiamo bene. Le abbiamo vissute tutti. Fino alla noia. Tanto da non ricordarcene più e continuare a vivere la nostra amata/odiata professione in modo sempre più avulso dal contesto che ti giudica, non importa se dall'aula di un Tribunale o da un telefonino. "Basta che non tocchi a me" …… invece prima o poi tocca.

Qui sta l'errore, imperdonabile, per chi invece deve avere il coraggio della propria funzione sociale, rivendicarne l'essenzialità per il sistema democratico. Il Sindacato, che incarna la funzione di rappresentanza del personale, non può sottrarsi a questo compito. Invece tra i sindacalisti impera il silenzio … non per mancanza di "dichiarazioni" ma per assenza del coraggio di rinunciare all'opportunismo, sia durante le riunioni centrali che nell'affrontare i problemi quotidiani.

Il COISP però è diverso. Il COISP ha il coraggio di schierarsi, di spiegare una e ripetere cento, mille, un milione di volte, se necessario, in quali condizioni opera la Polizia della quale si vogliono punire anche oltre le norme i comportamenti, ma non si condannano mai la mancanza di risorse per gli arruolamenti, la carenza di addestramenti, di percorsi professionali, le paghe umilianti, le carenti tutele normative.

Per questo abbiamo detto no ai numeri identificativi sui caschi, al contrario del Siulp e del Silp per la CGIL.

La moda è di colpire con ogni durezza le persone che fanno questo lavoro. Si pubblicano gli indirizzi di casa e le foto …. un trattamento mai riservato dai quotidiani a nessun indagato, imputato e spesso nemmeno condannato.

Siamo lasciati a noi stessi in strada ed in Parlamento, sui quotidiani e nei salotti televisivi. Senza difesa da parte della parte politica della nostra Amministrazione che guarda più ai sondaggi che ai propri uomini e donne.

Per questo il COISP ha portato la propria voce a Ferrara dove sono rinchiusi in carcere i nostri colleghi per un reato colposo, quando altre persone, che pure hanno ricevuto una condanna ben maggiore, si sono visti riconoscere l’affidamento ai servizi sociali oppure gli arresti domiciliari, come previsto dalle leggi dello Stato.

Parlare con i cittadini per spiegare che ritenevamo sbagliato la mancata applicazione di misure alternative al carcere che sono invero alla portata di qualsiasi altro condannato che non abbia indossato una “divisa”: questo abbiamo voluto fare a Ferrara.

Era difficile, certamente … ma l'alternativa era il silenzio e noi questo lo lasciamo agli altri sindacatoni nei numeri e sindacatini nei fatti.

Dovevamo lanciare l'allarme su questo ennesimo passo nella discesa precipitosa che stanno subendo i nostri diritti. Una evidentissima violazione delle norme di legge che, badate bene, non ha trovato alcun oppositore.

Né il Siulp, né il Sap, né l'Ugl, né il Silp, né il Consap, né la UIL. O meglio, il SAP ha parlato, manifestato anche. Per poi rimangiarsi tutto quando bisognava dimostrare che alle parole che passano, bisogna far seguire i fatti …. bisogna metterci la faccia.

Siamo stanchi degli opportunisti, il COISP è nato e prospera sotto la bandiera dell'Indipendenza ed ha combattuto in tutti questi anni contro chiunque voleva strumentalizzare la Polizia. Non facciamo sconti ai partiti, non ammicchiamo alla politica di destra o di sinistra, ma abbiamo sempre dialogato con chiunque potesse fare qualcosa per rendere più efficiente la nostra Polizia e che poi tramutasse le proprie parole in azioni concrete a favore dei poliziotti.

A volte ci siamo riusciti, a volte no. Ma ci abbiamo sempre provato! Tirandoci addosso critiche di chi dice di sapere benissimo come andrebbero fatte le cose senza mai però fare alcunché!

Sta a voi, colleghi, scegliere se stare con chi giudica,con chi ti abbandona quando diventi "scomodo", con chi ti lascia da parte perché tanto una tessera non vale la pena …. oppure se stare con il COISP che invece è sempre al vostro fianco.

La vostra decisione, il vostro coraggio, è l'unica forza che può cambiare le cose. Noi crediamo sia ancora possibile esprimere democraticamente la propria opinione …. anche in Polizia …. anche da poliziotti.

Ci chiamano pazzi e forse lo siamo a volere ancora credere che, anche nella nostra Amministrazione, le cose possano essere cambiate se ognuno riacquista la consapevolezza di chi lo rappresenta.

Non importa se le malelingue abbondano, se è molto più comodo additare senza avere idea di cosa è successo veramente.

Noi crediamo che i vecchi meccanismi della "politica sindacale" possano cessare di umiliare i colleghi, che si possa credere in questo mestiere e nei motivi che ci hanno spinto ad entrare in Polizia …. che si possa e si debba dare la fiducia a chi ha il coraggio di rappresentarci in tutto questo …. anche nei fatti.

Roma, 17 aprile 2013

La Segreteria Nazionale del COISP

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here