COISP: Pusher morto a San Remo, già fatta la sentenza

390

 

 

SCARICA IL DOCUMENTO

 

COMUNICATO STAMPA DEL 8 AGOSTO 2013

Oggetto: Pusher morto a Sanremo, il Coisp: “Qualcuno ha già fatto la sentenza definitiva ed irrevocabile! Sconcertante! Si parla di uso legittimo della forza, ma si pretende di colpevolizzare le Forze dell’Ordine. E’ il nuovo caso”

“Inutile dire che il nuovo caso è alle porte. Stavolta, come al solito prima di ogni accertamento dei fatti, ne fanno le spese tre militari che, loro malgrado, sono la ghiotta occasione per tornare a inveire contro le Forze dell’Ordine”.

E’ questo il primo commento di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, a proposito del caso della morte del pusher tunisino 36enne deceduto lo scorso 5 giugno nell’ospedale di Sanremo, circa un’ora dopo essere stato bloccato dai carabinieri in un parcheggio di Riva Ligure perchè sorpreso a spacciare eroina. Tre militari sono ora indagati per omicidio colposo, ma in un’inchiesta che è ancora agli albori e si registrano già i primi giudizi.

“Dire che siamo allibiti dalle parole del Procuratore di Sanremo è poco – aggiunge in proposito Maccari -. Il magistrato ha già fatto l’inchiesta, l’indagine, l’udienza preliminare, il processo e la sentenza irrevocabile, ed ha anche fatto tutto quanto necessario sul fronte della diplomazia internazionale e della politica interna.

A questo punto Investigatori e periti, Gup e Tribunale e avvocati, il Ministro dell’Interno e degli Esteri come minimo, possono serenamente chiudere le valige e andare a fare una lunga vacanza, perché a fare il loro lavoro ci pensa il dottor Cavallone. Già che ci siamo, però, vorremmo suggerirgli di andare a fare anche il nostro di lavoro per le strade”.

Il Segretario del Coisp si riferisce così, in particolare, alle parole del Procuratore di Sanremo, Roberto Cavallone, che in base alle dichiarazioni riportate dal Secolo XIX avrebbe detto che: “Lo Stato è responsabile della morte di Kaies Bohli e ora deve farsene carico”. “Quando Kaies Bohli – sottolinea il pm – è morto, era sotto la responsabilità delle Istituzioni, dello Stato e al di là di quello che poteva aver commesso questa persona, in quel momento o in passato, la vita è sacra”. Pertanto, secondo Cavallone, “questa è una morte di cui lo Stato italiano deve farsi carico e di cui deve chiedere scusaal popolo tunisino e alla famiglia di Kaies Bohli”. Il pm ha poi aggiunto che “ci sarà sicuramente un processo, e non sarà un processo facile”, ma ha precisato come “non siamo davanti a un nuovo caso Cucchi: i carabinieri hanno usato omicidio colposo”.

 “Leggiamo parole assolutamente incomprensibili e fuorvianti – insiste Maccari -. Come si può parlare di uso legittimo della forza e poi pretendere di colpevolizzare chi è chiamato a fermare ed arrestare uno spacciatore? Come si può parlare di obbligo di assumersi una colpa come se ci si trovasse di fronte a tre criminali in divisa e poi dire candidamente che ‘proprio per questo si parla di omicidio colposo’ pensando di poter giustificare tanta ingiusta e frettolosa riprovazione verso i militari con un vago riferimento all’omicidio colposo, quasi a dire ‘si sa che può succedere’? Purtroppo ciò che ne vien fuori è il solito triste atteggiamento tutto improntato all’idea che dalle Forze dell’Ordine si deve pretendere che facciano il loro

lavoro sempre e comunque, anche a costo di essere poi puniti per questo”.

“Leggiamo poi – prosegue il Segretario del Coisp – un giusto e del tutto condivisibile riferimento di parte della politica a ciò che noi chiediamo da sempre. Si pretende che gli Appartenenti alle Forze dell’Ordine rispondano di tutto ciò che può capitare durante servizi difficili, rischiosi e imprevedibili? Allora questi ultimi pretendono che gli si dica chiaramente e senza i soliti equivoci giri di parole, cosa fare e cosa non fare per questo Stato che vuole tutto ma senza dir loro come procurarlo”.

Maccari si riferisce qui alle parole dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi, che in una dichiarazione congiunta hanno chiesto che: “Il Parlamento determini per legge che le Forze dell’Ordine non possono immobilizzare, dopo una colluttazione, chi si oppone con la forza all’arresto, per evitare che scatti automaticamente a loro carico una denuncia per omicidio colposo nel caso di improvviso ed imprevisto decesso dell’arrestato in fragranza di reato. I capi di Polizia e Carabinieri indichino poi chiaramente nei manuali operativi – hanno aggiunto i Parlamentari – fermo restando naturalmente il divieto di usare le armi, con quali tecniche e con quali metodi è lecito operare per contrastare la violenza. Quelloche è francamente inaccettabile è leggere di Procuratori che decidono la colpevolezza dei carabinieri prima ancora di accertare la dinamica dei fatti diffondendo in tutto il mondo una immagine devastante del nostro Paese”.

“Passano gli anni – conclude per parte sua Maccari – ma certe cose non cambiano mai, ed i ‘casi’ si susseguono e si susseguiranno sempre, se gli Operatori della Sicurezza non intervengono, perché vengono bollati come nullafacenti e accondiscendenti, e se intervengono, perché vengono bollati come torturatori.

Non è più possibile continuare così. E’ giusto e necessario fornire alle Forze dell’Ordine protocolli operativi che disperdano le nubi del dubbio e dell’angoscia di portare a termine anche il proprio dovere, sottraendo i colleghi dalle solite campagne denigratorie sempre pronte a scattare ad ogni piè sospinto”.

Ufficio Stampa Co.I.S.P. Nazionale – Responsabile: Olga Iembo Collaboratori: Antonio Capria

 

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here