Parlando del caso Fakir ai microfoni di Radio Radio, il Segretario Generale del COISP ha evidenziato come negli anni siano cambiati i modelli addestrativi e le modalità di contenimento delle persone violente o in stato di forte alterazione da parte dei Poliziotti.
Le immagini di Bologna mostrano che gli Agenti non hanno applicato una pressione al centro delle scapole, ma una tecnica di controllo più bassa, al di sotto dell’area polmonare. Una volta ottenuto il contenimento, inoltre, l’operatore ha lasciato spazio ai sanitari per consentire le necessarie operazioni di soccorso.
“I modelli addestrativi sono cambiati. Ma non si può immaginare che un protocollo possa descrivere nei minimi particolari ogni singolo intervento: sul posto, davanti a situazioni imprevedibili, il poliziotto deve poter valutare e decidere come agire.”
Il punto, ha sottolineato Pianese, è riconoscere il valore della formazione, delle tecniche operative e dei protocolli, senza trasformarli in una gabbia astratta e scollegata dalla realtà.
Ogni intervento presenta circostanze specifiche: una persona che urla, si lamenta o tenta di divincolarsi può trovarsi in condizioni diverse, che devono essere valutate nell’immediatezza da chi opera sul posto. Per questo, accanto al rispetto delle procedure, è indispensabile garantire agli operatori un ragionevole margine di valutazione professionale.
“Come un medico deve poter adattare il proprio intervento alle condizioni del paziente, così un poliziotto deve poter agire sulla base di ciò che accade concretamente, per tutelare la sicurezza delle persone coinvolte e portare a termine il servizio.”







