Bergoglio: tutti sono debitori alla Polizia di Stato e ai suoi caduti. Lo ha detto ai familiari delle vittime e dei caduti in servizio

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Bergoglio: tutti sono debitori alla Polizia di Stato e ai suoi caduti

Lo ha detto ai familiari delle vittime e dei caduti in servizio, accompagnati nell'«Aula Nervi» dal capo Pansa  – 21/05/2015

«La collettività vi è debitrice della possibilità di condurre una vita ordinata e libera dalle prepotenze dei violenti e dei corrotti». Con queste parole papa Francesco ha salutato oggi i familiari delle vittime e dei caduti in servizio della Polizia di Stato, accompagnati nell'«Aula Nervi» dal capo della Polizia, Alessandro Pansa. «Ringrazio voi – ha detto Bergoglio – parenti di coloro che hanno perso la vita o sono  stati gravemente feriti nell'esercizio del loro dovere, per la testimonianza di speranza cristiana che vi anima e per l'attaccamento alle istituzioni e alla vostra missione». Il Signore premierà «ogni sacrificio accolto per amore del bene», ha assicurato rilevando che i violenti si scagliano contro le forze dell'ordine perché trovano in esse «l'ostacolo più arduo ai loro disegni efferati».

Il fatto che molti figli dei poliziotti colpiti «hanno voluto continuare l'opera iniziata dai loro congiunti, indossando la divisa della Polizia e servendo lo Stato», per Francesco conferma che prestare servizio nella Polizia di Stato rappresenta «un'autentica missione e comporta l'accoglimento e la concreta messa in pratica di atteggiamenti e valori di speciale rilevanza per la vita civile». «Mi riferisco – ha spiegato – allo spiccato senso del dovere e della disciplina, alla disponibilità al sacrificio, fino, se necessario, a dare la vita per la tutela dell'ordine pubblico, per ilrispetto della legalità, per la difesa della democrazia e il contrasto della criminalità organizzata o del terrorismo».

«Nel difendere i deboli e la legalità troverete il senso più vero del vostro servizio e sarete di esempio al Paese, che ha bisogno di persone che lo servano con disinteresse, generosità e continuità», ha detto ancora il Papa, ricordando a numerosi familiari delle vittime che hanno preso il loro posto nella Polizia e a tutti gli agenti e funzionari presenti nell'«Aula Nervi», che questo servizio «richiede il coraggio per soccorrere chi si trova in pericolo e per fermare l'aggressore».

Secondo Francesco, «chiunque serve con coraggio e abnegazione la collettività, incontra, insieme alle difficoltà e ai rischi connessi al proprio ruolo, una forma di realizzazione di sé molto elevata, perché cammina sulla via di Nostro Signore, che volle servire e non essere servito». Infatti, «chi, giorno dopo giorno, assume la serietà e l'impegno del proprio lavoro e lo pone a disposizione della comunità, e specialmente di chi è nel pericolo o si trova in situazioni di grave difficoltà, “esce” –  verso il prossimo e lo serve. Agendo in tal modo, realizza – ha rilevato il Pontefice – la propria vita, anche nell'eventualità di perderla, come fece Gesù morendo sulla croce». Per il Papa, inoltre, «la testimonianza dei valori cristiani è ancora più eloquente in questo tempo, nel quale, allo slancio generoso di tanti, spesso non fa seguito la capacità di incanalarlo in un impegno coerente e costante».

«Siate fieri del vostro lavoro e continuate a servire lo Stato, ogni cittadino e ogni persona in pericolo», ha poi concluso rivolto ai poliziotti in servizio e ricordando a tutti i familiari delle vittime che «solo contemplando Gesù sulla croce possiamo trovare la forza del perdono e il conforto che anche le nostre croci verranno redente dalla sua, e che perciò ogni sacrificio e ogni dramma troverà in Lui riscatto e redenzione».

FONTE: VATICAN INSIDER

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