Il Segretario Generale del COISP ribadisce che il Sindacato è aperto a ogni confronto serio sui protocolli operativi, ma richiama la necessità di partire dalla realtà che gli operatori affrontano sul posto.
Quando la Polizia interviene su richiesta di cittadini impauriti da un soggetto che non collabora, non esegue gli ordini e manifesta comportamenti violenti, gli agenti devono anzitutto riportare la situazione sotto controllo, proteggere le persone presenti e mettere in sicurezza lo stesso soggetto.
“Le Forze dell’Ordine hanno il compito e la facoltà di usare la forza necessaria, nel rispetto delle procedure, per contenere chi continua a reagire violentemente.”
Pianese sottolinea che le scelte operative vengono compiute dagli agenti presenti, sulla base della valutazione concreta della situazione: dal dialogo al ricorso agli strumenti in dotazione, fino al contenimento fisico quando necessario per procedere all’identificazione e all’accompagnamento negli Uffici.
Nel caso richiamato nell’intervista, secondo Pianese, gli operatori avrebbero tentato inizialmente di dialogare con il soggetto e, di fronte alla sua reazione violenta, avrebbero utilizzato lo spray al capsicum, senza ricorrere al taser. Il blocco e l’ammanettamento sarebbero quindi intervenuti per impedire ulteriori reazioni lesive e rendere possibile l’intervento in sicurezza dei soccorritori.
“Finché una persona è violenta, scalcia, colpisce o tenta di mordere, i sanitari non possono avvicinarsi: non sono chiamati a svolgere attività di contenimento. Quando il soggetto è bloccato e non può più mettere a rischio gli altri, allora intervengono i sanitari con le cure che ritengono necessarie.”
Pianese aggiunge che, una volta completato l’ammanettamento e cessata la reazione violenta, il personale di Polizia deve lasciare spazio ai sanitari. È questo, conclude, il punto di equilibrio tra tutela della sicurezza, rispetto dei protocolli e necessità di garantire un soccorso tempestivo ed efficace.
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