Roma. “Nel nostro paese c’è un disallineamento tra l’attività delle forze di polizia e il sistema giudiziario. Non c’è un problema di sicurezza ma di giustizia: gli agenti arrestano continuamente soggetti che commettono reati di particolare pericolosità sociale, ma questi vengono rimessi in libertà subito dopo.
I magistrati sottovalutano per ragioni anche ideologiche l’elemento della gravità sociale dei reati, parlano di reati bagatellari quando in realtà sono quelli più avvertiti dai cittadini.
Così insinuano nei cittadini una sensazione di insicurezza profonda e ledono anche la fiducia degli agenti di polizia nel sistema”.
Lo dice al Foglio Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, che nei giorni scorsi ha diffuso il video dell’aggressione subita da due poliziotti durante l’arresto di un uomo in via Cavour, a Roma.
I due agenti feriti hanno riportato sette giorni di prognosi ciascuno, mentre l’uomo è stato arrestato per aggressione, resistenza, oltraggio e lesioni.
E’ stato condotto davanti al tribunale di Roma per il giudizio direttissimo: l’arresto è stato convalidato, ma l’uomo è stato subito rimesso in libertà.
Nei suoi confronti non sono state adottate misure cautelari.
Il video è stato rilanciato sui social dalla premier Giorgia Meloni, che ha commentato: “Il governo continuerà a rafforzare tutele e strumenti per le forze dell’ordine. Ma quando, dopo comportamenti di questa gravità e dopo un’aggressione a chi rappresenta lo stato, si torna liberi nel giro di poche ore, non è soltanto difficile da comprendere. E’ francamente inac-cettabile, perché indebolisce la cre-dibilità dello stato nel suo complesso”.
E’ la seconda volta nel giro di pochi giorni che la presidente del Consiglio commenta in modo critico decisioni adottate dalla magistratura, dopo la vicenda della tredicenne mole-stata a Torino da un uomo di origini del Bangladesh, rimesso in libertà dal gip due giorni dopo il fermo. An-che quella decisione è stata criticata da Meloni (così come da altri espo-nenti della maggioranza), determinando la reazione dell’Associazione nazionale magistrati, che ha parlato di “attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del governo”.
“Ogni anno noi agenti arrestiamo sette o otto volte gli autori di borseggi, furti, persino molestie. Li fermiamo, ma poi vengono rimessi in libertà perché i reati vengono ritenuti di scarsa pericolosità sociale”, aggiunge il segretario del Coisp, Domenico Pianese, in servizio nella Polizia da 36 anni. “In questo modo si crea una frattura nel paese tra i bisogni di sicurezza dei cittadini e la giustizia.
Come si può infatti definire bagatellare il reato di furto? Se qualcuno ci entra in casa, anche se ruba pochissimo, distrugge quello che è il luogo dove noi dovremmo sentirci più al sicuro. E questo incide profondamente sulla sensazione di sicurezza dei cittadini”.
“In alcuni settori della magistratura i reati che colpiscono di più i cittadini vengono definiti in modo improvvido come ‘bagatellari’, di scarsa rilevanza. Si tratta invece dei reati che colpiscono maggiormente le fasce più deboli e indifese della cittadinanza”, prosegue Pianese. “Una parte della magistratura sembra inoltre non rendersi conto anche del rischio che affrontano quotidianamente gli operatori delle forze di polizia per assicurare alla giustizia i soggetti responsabili dei reati.
L’uomo fermato a Roma ha sferrato calci e pugni, ma se avesse avuto un coltello avrebbe potuto provare ad accoltellare un agente, come è avvenuto in altre occasioni”. L’ANM non sembra gradire il diritto di critica sulle decisioni giudiziarie.
Chissà, forse arriverà un “richiamo” del sindacato delle toghe anche nei confronti di chi ha espresso perplessità sulla vicenda di Roma. “Io sono un poliziotto, quindi per me le sen-tenze si rispettano sempre e comunque, ma evviva Dio se in questo paese esiste ancora il diritto dei cittadini di criticare una sentenza dell’autorità giudiziaria.
Altrimenti passeremmo veramente da una democrazia a una dittatura giudiziaria”, conclude Pianese.





