Il segretario generale del COISP, intervistato da La Verità, affronta il tema delle devastazioni e dei saccheggi compiuti da gruppi di giovanissimi. Al centro dell’intervento, la difficoltà di prevenire azioni estemporanee, il rischio di strumentalizzazione da parte di gruppi antagonisti e la necessità di coinvolgere i servizi sociali.
La criminalità giovanile e le recenti devastazioni compiute da gruppi di ragazzi sono al centro dell’intervista a Domenico Pianese, segretario generale del COISP, pubblicata da La Verità e firmata da Federico Novella.
Nel corso del colloquio, Pianese richiama l’attenzione sulle difficoltà delle forze dell’ordine nel prevenire azioni violente organizzate senza preavviso, sottolineando come non sia materialmente possibile garantire un presidio costante in ogni strada e in ogni centro commerciale. Per questo, secondo il segretario del COISP, il rischio di nuovi episodi non può essere escluso, neppure in presenza di un’intensa attività di prevenzione.
Violenza senza motivazioni ideologiche e rischio di strumentalizzazione
Uno dei punti centrali dell’intervista riguarda la natura delle azioni compiute dai giovanissimi. Pianese contesta le interpretazioni che riconducono automaticamente saccheggi e devastazioni a motivazioni di carattere sociale o a una presunta rivendicazione ideologica. A suo giudizio, le immagini degli episodi mostrano comportamenti criminali che non possono essere giustificati come forme di protesta o di riscatto sociale.
Il segretario del COISP evidenzia inoltre il rischio che gruppi di giovani inizialmente privi di una struttura organizzata possano essere successivamente avvicinati e utilizzati da ambienti antagonisti e anarco-insurrezionalisti, diventando manodopera per iniziative violente. Un rischio che, nella sua analisi, rende ancora più importante non sottovalutare il fenomeno.
Età dell’imputabilità: Pianese propone di guardare agli altri Paesi europei
Tra i temi affrontati nell’intervista figura anche l’età dell’imputabilità. Pianese si dichiara favorevole a una revisione della disciplina vigente, osservando che le norme risalgono a un contesto sociale profondamente diverso da quello attuale.
Il segretario del COISP invita a guardare alle legislazioni di altri Paesi europei, citando Francia, Paesi Bassi e Svizzera, dove le soglie indicate nell’intervista sono rispettivamente di 13, 12 e 10 anni. La sua posizione parte dalla constatazione che una parte dei ragazzi coinvolti nei fenomeni delle cosiddette baby gang ha meno di 14 anni e, secondo quanto evidenziato da Pianese, può commettere reati gravi senza essere assoggettata al regime ordinario di imputabilità previsto per i maggiori di quella soglia.
La questione, nel ragionamento del segretario del COISP, è dunque quella di verificare se gli strumenti normativi attuali siano adeguati alla realtà della criminalità giovanile.
Famiglie, scuola e servizi sociali: servono interventi tempestivi
Pianese riconosce l’importanza di intervenire sulle famiglie e sulla scuola, ma distingue le misure di lungo periodo dalla necessità di fronteggiare nell’immediato episodi di violenza e devastazione.
Da qui il richiamo al ruolo dei servizi sociali e del tribunale per i minorenni. Secondo il segretario del COISP, i ragazzi coinvolti negli episodi di devastazione dovrebbero essere inseriti in percorsi di osservazione e valutazione, con attenzione anche alle responsabilità degli adulti che ne hanno la tutela.
L’obiettivo indicato nell’intervista è evitare che situazioni problematiche vengano ignorate e che comportamenti violenti si consolidino senza un intervento adeguato delle istituzioni competenti.
Sicurezza pubblica: competenze specifiche e rispetto dei ruoli
Nel colloquio, Pianese affronta anche il tema dell’impiego dei militari in compiti di polizia, giudicandolo un errore strategico. La sicurezza pubblica, sostiene, richiede una formazione specifica, conoscenze delle procedure e preparazione nell’applicazione delle norme, competenze che non coincidono con quelle proprie delle Forze armate.
Il segretario del COISP ribadisce inoltre che la gestione dell’ordine pubblico richiede capacità di dialogo e mediazione, ma osserva che tale approccio diventa più difficile quando i gruppi coinvolti non hanno referenti riconoscibili né una struttura organizzativa con cui instaurare un confronto.
Dall’intervista emerge quindi una richiesta di risposte su più livelli: prevenzione e contrasto immediato dei reati, valutazione dell’adeguatezza delle norme sull’imputabilità, responsabilizzazione degli adulti e coinvolgimento dei servizi sociali. Per Pianese, affrontare la criminalità giovanile significa non limitarsi a interpretarne le cause, ma intervenire concretamente per impedire che nuovi episodi di violenza si ripetano.





