IL COISP A FERRARA ANCORA IN STRADA, SIAMO NOI A SUBIRE INTIMIDAZIONI!

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COMUNICATO STAMPA DEL 9 MARZO 2013

Oggetto: Caso Aldrovandi, il Coisp a Ferrara ancora in strada per i colleghi in carcere. Maccari: “Al solito le dichiarazioni nostre e anche degli altri gestite ad uso e consumo di chi vuole impedirci di esprimere le nostre idee. Siamo noi quelli oggetto di intimidazioni…!”

“Dobbiamo, purtroppo per noi e per i cittadini fruitori di certa informazione, replicare ed esprimere i nostri convincimenti e le nostre idee tornando su una vicenda triste, luttuosa, dolorosa per tanti, a partire dai familiari di Federico Aldrovandi per finire con i colleghi che sono innegabilmente oggetto di un’applicazione della legge che li vuole tramutare in casi esemplari agli occhi del pubblico, al di là delle loro responsabilità. Dobbiamo farlo, perché ancora una volta, e senza che la cosa ci meravigli più di tanto, le nostre azioni e dichiarazioni, e non solo le nostre, sono state gestite ad uso e consumo di chi vuole impedirci di esprimere lecitamente le nostre idee ed il nostro sano incitamento al confronto ed all’approfondimento di tematiche così delicate e complesse, rispetto alle quali è doveroso sforzarsi di andare oltre la spiegabile e comprensibile emotività. Un atteggiamento che torniamo a definire scorretto, e che rappresenta, questo sì, un’intimidazione nei nostri confronti”.

Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, torna così sulla vicenda che, a seguito del decesso del giovane Federico Aldrovandi, ha visto finire in carcere Monica Segatto, Paolo Forlani, Luca Pollastri ed Enzo Pontani, i quattro Poliziotti condannati per cooperazione colposa, per scontare la pena residua di sei mesi, dopo che il Tribunale di Sorveglianza ha negato loro l’accesso a pene alternative. Il Coisp ha fin da subito contestato la decisione di lasciare i colleghi in cella per scontare una condanna seguita a una contestazione colposa, cosa che non accade praticamente mai in Italia, sottolineando con forza che, oltre tutto, è la stessa legge a prevedere esplicitamente che pene dell’entità di quelle che restano loro, vengano scontate fuori dal carcere.

A sostegno dei colleghi e per promuovere un confronto aperto con la cittadinanza volto a fornire un’idea quanto più realistica possibile delle delicatezza e la difficoltà di svolgere un lavoro che mette i Poliziotti di fonte a situazioni e rischi più disparati, senza che essi possano sapere in anticipo con cosa si debbano esattamente confrontare, il COISP ha attuato un’iniziativa che vede i colleghi della Segreteria Provinciale di Ferrara ancora oggi in strada, a girare per tutto il territorio della provincia. L’iniziativa, che ha registrato un ottimo successo tra la gente, ha invece suscitato pesanti critiche da parte di una testata online che, in particolare, ha pubblicato un “urticante” articolo contro l’iniziativa, citando stralci dellecomunicazioni del Coisp, corredato dalla foto del giovane Aldrovandi appena deceduto. Immediata la reazione del Sindacato, il cui Segretario Generale ha scritto una lettera al Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, lamentando un atteggiamento che ha dimostrato l’intenzione di alterare e manipolare l’ampiamente argomentata posizione del Coisp che, “potrà non essere condivisa – ha scritto Maccari -, ma certamente va rispettata da chi fa dell'informazione la propria professione”. Il Segretario ha criticato la modalità di pubblicare frasi estrapolate dal contesto complessivo dei comunicati stampa, e dunque forzate per far loro assumere un significato ben diverso, nonché la criticabile quanto utilitaristica scelta di pubblicare la drammatica foto che, benché già divulgata in passato, “non trova in realtà un valido motivo per essere nuovamente esposta come un macabro strumento che si sforzi di dimostrare alquanto maldestramente e cinicamente la schiacciante presunta supremazia della posizione di qualcuno”. Ma non era quella la prima volta che Maccari contestava il comportamento di alcuni giornalisti rispetto al caso, a testimonianza, ove mai ce ne fosse bisogno, che nulla di personale il Sindacato nutre contro la testata ondine che pare invece aver ingaggiato un incomprensibile braccio di ferro soprattutto con la Segreteria Provinciale di Ferrara.

Il Coisp si fece anche sentire con indignazione, tanto per citare un esempio, quando un articolista di un quotidiano pubblicò la notizia della carcerazione di uno dei quattro Poliziotti coinvolti nel caso aggiungendo del tutto immotivatamente il dettagliato indirizzo della sua abitazione. Una serie di comportamenti che il Coisp non ha mai esitato a definire irresponsabili e strumentali, e che sono apparsi più come il pervicace tentativo di istigare e aizzare atteggiamenti di astio, violenza ed odio verso i colleghi e verso l’intera Polizia, piuttosto che occuparsi dei veri contenuti della vicenda trattata.

La lettera di Maccari è poi finita all’attenzione dell’Ordine regionale competente rispetto alla testata ferrarese – senza che in realtà fosse a questo diretta -, ma non molto dopo è giunto piuttosto il commento di Fnsi, il Sindacato dei Giornalisti, e Aser (Associazione Stampa Emilia Romagna), in cui si legge che: “La richiesta del Coisp al Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti affinché sanzioni la testata online ferrarese (…) per i servizi dedicati alle più recenti polemiche relative al caso Federico Aldrovandi, il giovane morto anni fa a seguito delle percosse subite dai componenti di una pattuglia di poliziotti, è del tutto fuori luogo e palesemente strumentale nell’ambito di una campagna di sostanziale difesa degli agenti già condannati con sentenza definitiva dalla Magistratura. Non è cercando di intimidire i giornalisti che si recupera prestigio alle Forze dell’Ordine. Una forza sindacale come il Coisp dovrebbe essere consapevole che non è in questo modo che si tutela il buon nome dei tanti lavoratori di polizia che svolgono con abnegazione ed in mezzo ad enormi difficoltà la loro funzione. La Magistratura ha già deciso. I fatti riportati e commentati da (…) sono noti e comprovati. Alla luce di questo fatto iniziative estemporanee come quella del Coisp si configurano come un grave e inaccettabile tentativo di intimidazione”.

“Siamo basiti da questo commento – dice Maccari -, e non possiamo che ritenerlo un insulto all’intelligenza nostra e di tutti i lettori. Ancora una volta assistiamo allo stravolgimento più assoluto della verità e dei contenuti delle nostre dichiarazioni, nel vano tentativo di gettare discredito su questo Sindacato volendo farne apparire i componenti come un manipolo di idioti, violenti, sovversivi e incompetenti. Forse – si infuria Maccari – se scriviamo le frasette come i bimbi delle elementari sarà più difficile far finta di non capirle. Allora: non abbiamo detto di contestare le sentenze.

Abbiamo sempre sottolineato che rispettiamo l’Autorità giudiziaria e la legge. Noi siamo qui apposta per farla rispettare, la legge!

Abbiamo voluto fin dall’inizio contrastare atteggiamenti che hanno irresponsabilmente istigato nell’immaginario dei lettori, l’immagine di Poliziotti torturatori.

Abbiamo denunciato atteggiamenti che potevano essere letti come un’istigazione a comportamenti vendicativi e violenti.

Abbiamo voluto fin dall’inizio dare il giusto peso al piatto della bilancia su cui vengono pesati i Poliziotti spiegando alla gente cosa significhi andare quotidianamente in strada a confrontarsi con pericoli e difficoltà e insidie di ogni genere, oltre tutto senza i mezzi e le condizioni più sicuri per tutti.

Abbiamo criticato e critichiamo ancora espressioni come ‘a seguito delle percosse subite dai componenti di una pattuglia di poliziotti’ – maliziosamente utilizzate in questo caso da Fnsi e Aser – che vogliono lasciar intendere che un giorno, quattro colleghi hanno deciso di fermare un giovane e infierire su di lui perché non avevano nulla da fare.

Abbiamo criticato pesantemente il fatto che si infierisca senza tregua contro Poliziotti con carriere immacolate che non hanno cercato e voluto ciò che è accaduto, senza che nessuno si preoccupi di ricostruire con la stessa lucida, fredda e cinica puntualità le circostanze che li portarono a quell’intervento, mentre molte espressioni di questa società non sappiano più indignarsi di fronte a ben altre mostruosità e storture.

Abbiamo criticato e critichiamo ancora il fatto che i colleghi si trovino in carcere, considerato che per legge non dovrebbero starci.

Abbiamo ammesso con chiarezza che ci pare proprio che essi vengano considerati al di sotto della legge, per via della divisa che portano, e che la disparità di trattamento nei loro confronti è innegabile.

Abbiamo criticato e critichiamo ancora le frequenti campagne contro i Poliziotti, mai bilanciate da campagne pro Poliziotti, nemmeno nei casi più eclatanti che pure richiederebbero lodi e onori pubblici di ogni genere.

Abbiamo criticato e critichiamo ancora che, nonostante ci spertichiamo nel tentativo di argomentare diffusamente le nostre posizioni, non si trovi il coraggio di lasciarci dire le cose per intero.

Abbiamo criticato e continuiamo a criticare che si pensi di assestare un colpo da maestro a non si sa bene quale nemico pubblicando la foto di un giovane morto, invece che aprire un dibattito ed un confronto più serio ed approfondito sui temi che vogliamo con forza tenere sul tappeto. Inutile commentare la nota di Fnsi-Aser dicendo che accusarci di fare il solito sindacalismo manifestando al contempo il più becero corporativismo, oltre tutto con affermazioni che nulla hanno a che vedere con le nostre reali posizioni, apparirebbe davvero ridicolo se non sembrasse, piuttosto, un tentativo di imbavagliarci e, stavolta sì, di intimidirci.

Nessuno si preoccupi, però, non siamo nuovi a comportamenti del genere”.

“Troviamo davvero odioso – insiste Maccari – doverci prestare a questa specie di duello che non abbiamo voluto e che non serve a nessuno. Meglio sarebbe dedicare il tempo di tutti a fare capire che Poliziotti e cittadini sono decisamente dalla stessa parte, a capire tante cose della vita e del lavoro dei Poliziotti che nessuno sa, e che invece tutti dovrebbero sapere, prima di aprire bocca e infierire su quelle che sono e restano delle persone. Troviamo gravemente inopportuno, poi, che per condurre avanti questa sfida sterile, inutile e di basso profilo, si strumentalizzino persino le parole del Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, Enzo Iacopino.

Ci è capitato infatti, incredibile a dirsi, di leggere in rete un articolo dove persino le parole di Iacopino erano riportate parzialmente, così  che il suo messaggio – che al Coisp purtroppo non è mai pervenuto, avendo egli semplicemente girato la nostra lettera all’Ordine Regionale emiliano – sembrasse una pura critica nei nostri confronti”. Il testo integrale del messaggio di Iacopino è: “C’è sempre qualcuno che cerca di dire ai giornalisti che cosa debbano fare, che cosa debbano scrivere e, a volte, che cosa debbano pensare. La cosa strana è che tutto è sempre funzionale agli interessi dei “consigliori”. Noi abbiamo il dovere della verità. Sempre. Di raccontare ai cittadini quel che accade e di contribuire, come nella vicenda di Federico Aldrovandi, a che verità venga fatta. Non mi piace che una tragedia, come la morte violenta di un giovane, diventi terreno di scontro. Non mi piace che le sentenze della magistratura vengano rispettate solo se ci corrispondono. Non mi piace che la vita e la morte diventino terreno per tifoserie.

Ma noi, anche come giornalisti e non solo come cittadini, non possiamo stare a guardare. C’è un giovane che è stato ucciso da chi doveva proteggerlo. C’è una sentenza: rispettiamola. Tutti. E rispettiamo Federico: cancelliamo quella foto dai nostri archivi. Vederla è un dolore anche per me. Immagino quel che, guardandola, provano i familiari”.

“Non possiamo che condividere la posizione del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti – dice adesso Maccari -, così simile a ciò che ci sforziamo di dire da sempre. Ci preme solo replicare a quanto leggiamo nelle prime tre righe della nota perchè, se certamente nessuno può dire a un giornalista cosa scrivere, il senso critico, le regole deontologiche e il buon gusto possono certamente suggerire cosa NON scrivere: non scrivere parzialmente le versioni altrui se ciò non le rende realmente comprensibili; non manipolare le versioni degli altri per fargli dire ciò che non hanno sostenuto; non scrivere notizie inutili e potenzialmente dannose per le persone che oltretutto non sono di alcuna pubblica utilità e non aggiungano nulla alla notizia; non negare agli altri il diritto di dire la propria; non usare parole o immagini che non debbano essere pubblicate solo per impressionare.

Per il resto – conclude Maccari –, ricordando all’illustre Presidente che noi rispettiamo eccome le sentenze, ma che la legge vuole che i colleghi lascino il carcere e dovrebbe essere applicata loro ‘nonostante’ che indossino la divisa, condividiamo in tutto la nota che peraltro, nella sua parte finale, ha tanto ma tanto il sapore di quella censura (sia pur in una forma un po’ troppo soft) che abbiamo invocato”.

Ufficio Stampa Co.I.S.P. Nazionale – Responsabile: Olga Iembo Collaboratori: Antonio Capria, Piero Affatigato

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