Caso Aldrovandi, poliziotti in carcere. Il COISP: fatti travisati, giudizi aberranti, politica vergognosa..

440

 

 

 

COMUNICATO STAMPA DEL 31 GENNAIO 2013

Oggetto: Caso Aldrovandi, poliziotti in carcere. Il Coisp: “Fatti travisati, giudizi aberranti, politica vergognosa, ennesima dimostrazione della totale ignoranza di cosa sia il nostro lavoro e la nostra vita. Aspettiamo il ritorno dei colleghi a lavoro”

“Attendiamo con ansia il ritorno dei nostri colleghi a lavoro. Siamo loro vicini e lo saremo anche dopo, nel difficile cammino necessario per superare questo momento. Saremo al loro fianco per affrontare ancora quell’impegno difficile e complicato che spetta a chi indossa una divisa, ma che svolgiamo con spirito di servizio e abbiamo scelto sapendo che avrebbe comportato grandi sacrifici, e che ci avrebbe fatto stare continuamente sotto esame, e che ci avrebbe fatto anche cadere a volte, facendoci molto male, ma che abbiamo scelto perché ci credevamo, e ci crediamo ancora. Sapevamo e sappiamo che chi non fa questo lavoro non può avere gli strumenti per comprendere molte cose, ma quel che non sapevamo è che ci saremmo misurati con giudizi aberranti e spietati, dovuti non secondariamente all’ignoranza, che ci gravano addosso a causa del travisamento di fatti e della strumentalizzazione del legittimo dolore altrui”.

Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, torna ad intervenire nella vicenda seguita al decesso del giovane Federico Aldrovandi, il 18enne morto nel 2005 a Ferrara durante un intervento di polizia, per il quale quattro Poliziotti sono stati condannati per eccesso colposo. Per tre di loro, Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri, il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha respinto le istanze di accesso a pene alternative decidendo che debbano scontare in carcere i sei mesi di pena residua che restano a ciascuno. Il provvedimento è stato eseguito ieri e i Poliziotti condotti in cella.

“Abbiamo già detto – prosegue Maccari – quanto unica sia questa situazione che vede tre persone incensurate finire dietro le sbarre per una contestazione di natura colposa, e quantoassurdo sia che vengano considerate più degne di finirci di tanti pericolosi delinquenti o raffinati truffatori che godono di ben altri privilegi. Abbiamo già registrato commenti e attacchi vari basati, quando non sul travisamento dei fatti, sulla volontà – e qui sì che c’è dolo – di accanirsi contro i colleghi per il fatto che indossano una divisa, e quindi non sono umani, e sbagliano sempre e comunque, sbagliano quando non intervengono, sbagliano quando intervengono, sbagliano, sbagliano, sbagliano, perché indossando l’uniforme dimenticano spesso di attivare il dispositivo che li trasforma in macchine perfette, e restano solo uomini, bersagli ideali per sfogare rabbia, frustrazione e violenza, in ogni occasione e in ogni sede, e capri espiatori ideali ogni volta che qualcosa va storto. Abbiamo sentito che meritano il fuoco dell’inferno perché non si sono ‘ravveduti’, e abbiamo così capito che a molti non è neppure passato per la testa il fatto, preciso, reale e accertato processualmente, che non volessero minimamente fare del male.

Tralasciamo di ricordare che quando nel passato un poliziotto è stato ammazzato sul campo, ucciso da chi voleva effettivamente farlo fuori, non sono piovute per lui beatificazioni dal cielo né dai tanti ‘censori della crudeltà’ che costellano giornali, siti web e radio. In questa drammatica storia abbiamo sempre premesso ad ogni nostro intervento la vicinanza alla famiglia Aldrovandi per il grave lutto, ma è profondamente ingiusto usare quest’ultimo come argomento per stravolgere il tema della discussione pubblica. Si fanno, nel diluvio di commenti di questi giorni, affermazioni che dimostrano la totale, assoluta, insormontabile ignoranza di cosa siano regolamenti e norme che governano il nostro lavoro, e di cosa sia la nostra vita, che da quel lavoro è profondamente condizionata. E ciò che veramente indigna sono le prese di posizione di certa politica, indifferente alle necessità e alle esigenze di migliaia di persone che svolgono attività delicatissime e massacranti in condizioni al limite della resistenza e della ragionevolezza, ma sempre pronta a sputare fuori sentenze morali che poggiano sul nulla”.

“Certi commenti – conclude il Segretario del Coisp – accaniti e vigliacchi, perché provengono da chi non ha un’idea vaga né prova neppure ad immaginare cosa significhi scendere in strada ogni giorno sapendo che ogni momento è buono per doversi confrontare con Dio solo sa cosa, sono un’offesa per l’intero Corpo di Polizia, che ha già le sue regole, molto più severe e concrete di qualsivoglia altra Istituzione di questo Paese, e non ha bisogno di essere gestito da suggerimenti di ipocriti dalla doppia morale. E chiunque voglia dire il contrario può farlo solo dopo essersi meritato di indossare una divisa ed averla portata per anni”.

Ufficio Stampa Co.I.S.P. Nazionale – Responsabile: Olga Iembo Collaboratori: Antonio Capria, Piero Affatigato

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here