COISP A PALERMO DOMANI AL PROCESSO A MASI, SENZA I MEZZI PRIVATI…

311

 

COMUNICATO STAMPA DEL 7 LUGLIO 2013

Oggetto: Il Coisp domani a Palermo per il processo d’appello a carico del maresciallo Masi. Maccari: “In campo per un principio: senza i mezzi, la volontà e il sacrificio personale e privato, le Forze dell’Ordine non potrebbero farcela.”

“Se non usassero le auto private, i computer privati e la cancelleria privata, se non usassero i propri soldi per rifornire i mezzi di carburante, per fronteggiare le più banali spese, per dare il massimo aiuto a chi viene soccorso e persino, a volte, per dare assistenza a chi viene arrestato, i Rappresentanti delle Forze dell’Ordine non potrebbero mai e poi mai garantire il servizio eccellente su cui gli italiani possono contare nonostante tutto.

Nonostante a livello istituzionale non si faccia praticamente alcunché per fornire gli strumenti adeguati ai più fedeli Servitori dello Stato. Nonostante che, se serve a ‘scopi superiori e diversi’, quei fedeli Servitori sono i primi ad essere gettati in pasto a questa o a quella ‘causa’. La gente lo sa bene. Ed a chi non ci ha ancora riflettuto lo diciamo noi. E un’ottima occasione per dirlo è domani, a Palermo, al processo a carico del maresciallo Saverio Masi. Anche per questo il Coisp ci sarà”.

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, alla vigilia del processo d’appello a carico del Maresciallo dei Carabinieri Saverio Masi, attuale capo scorta di Nino Di Matteo – il pm titolare delle indagini sulla trattativa Stato-mafia -, venuto alla ribalta delle cronache per aver denunciato di essere stato ostacolato durante la ricerca dei boss latitanti Provenzano e Messina Denaro. Masi è stato accusato di falso materiale ed ideologico e per tentata truffa in quanto, secondo l’accusa, avrebbe falsificato un atto del proprio ufficio per far annullare una sanzione del codice della strada di 106 euro, riportata durante un servizio svolto con una vettura privata, nel 2008, quando era in forza al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo. Quando la sezione della Polizia Stradale di Palermo chiese la conferma della versione riferita dal maresciallo, i superiori lo deferirono all’autorità giudiziaria adducendo che nessun ufficiale lo aveva autorizzato a far uso di una vettura privata per svolgere il servizio di polizia giudiziaria di quel giorno e che nessuna annotazione dell’autorizzazione era riportata sul relativo memoriale di servizio né sul foglio di viaggio. Gli ufficiali avrebbero affermato che l’utilizzo di mezzi privati sarebbe di regola escluso per i servizi di polizia giudiziaria e che, comunque, andrebbe specificamente autorizzato dai superiori nonché puntualmente annotato per iscritto nei memoriali di servizio e nei fogli di viaggio. Completamente diversa la versione del sottoufficiale riferita dai suoi legali, gli avvocati Giorgio Carta e Francesco Desideri, i quali hanno spiegato che “da sempre, l’utilizzo di vetture private per servizio non è preceduto da alcuna autorizzazione, né viene annotato per iscritto, specie in quei reparti particolarmente esposti nella lotta alla criminalità organizzata”.

E domani in Corte d’appello, a Palermo, il Coisp darà la propria solidarietà a Masi – il quale, se venisse condannato in via definitiva rischierebbe la destituzione dall’Arma -, soffermandosi con tutta la determinazione possibile su un principio preciso: “Al di là di ogni questione di forma, come si può pensare di penalizzare qualcuno se nello svolgere il proprio dovere, in un contesto lavorativo di carenze di ogni genere, non si cura neppure di dover utilizzare i propri mezzi privati?”.

“E’ fin troppo ovvio – insiste Maccari – che nessun superiore gerarchico potrà mai impartire l’ordine di utilizzare i mezzi privati dei sottoposti. E’ altrettanto ovvio che se e quando ciò accade, perché è inevitabile che accade, non si troverà mai scritto da qualche parte. Ma è altrettanto certo, e tutti lo devono sapere con grande chiarezza, che quando il servizio lo richiede, i Tutori dell’Ordine non si fermano di fronte a nulla, anche se c’è da rimetterci. E di questo gli italiani hanno prova ogni giorno. Figurarsi se le esigenze di un’indagine delicata e complessa quanto può essere quella contro la criminalità organizzata possono sottostare a questa o a quella problematica del parco auto. Contestare a qualcuno di non aver lavorato è una cosa, ma contestargli di aver usato un’auto privata senza autorizzazione scritta, ha dello sconcertante”.

“E’ inutile nascondersi dietro alle solite irragionevoli e contraddittorie questioni di forma, per motivi che possono essere i più vari. La verità è e resta una sola. La maggior parte degli uffici andrebbero a rotoli se i colleghi del Comparto non ci mettessero del loro, nei mezzi, nell’orario di servizio, nella volontà, nella motivazione, e ben al di là di quello che il contrattodi lavoro prevede. E chi sta in cima all’ordine gerarchico non può predicare di senso di responsabilità e di capacità di sacrificarsi e di spirito di servizio e poi mostrare divoler punire chi va a caccia di criminali con l’auto privata!”

Ufficio Stampa Co.I.S.P. Nazionale – Responsabile: Olga Iembo Collaboratori: Antonio Capria

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here