Baby gang a Napoli, pietre contro la polizia. Un agente: «Erano incitati dai genitori»

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LA RIVOLTA CONTRO LE FORZE DELL’ORDINE NELLA NOTTE DI SANT’ANTONIO

Mezzogiorno, 19 gennaio 2018 – 08:09

Baby gang a Napoli, pietre contro la polizia. Un agente: «Erano incitati dai genitori»

«Le mamme li applaudivano, in venti anni di lavoro non ho mai visto una cosa simile»

di Fabio Postiglione

di Fabio Postiglione

 

«Abbiamo le mani legate dalla legge e contro questi ragazzini non puoi neanche parlare. Ti guardano per sfidarti. Ieri sera, quando ci hanno aggrediti, la rabbia è salita fin dentro agli occhi. Non solo perché ci hanno lanciato le pietre, non tanto per le offese, le risate in faccia: eravamo arrabbiati perché da lontano guardavamo le mamme di quei ragazzini applaudirli. Facevano il tifo per loro dai balconi. Siamo al degrado totale. Sono poliziotto da venti anni, ma una cosa del genere io non l’ho mai vista». Ha da poco «smontato» dal turno della notte, quello di fuoco, o meglio del fuoco. È un agente dell’Ufficio prevenzione generale, il reparto operativo di pronto intervento. La punta di diamante della Questura di Napoli: preparati, efficienti, ben coordinati ma tremendamente sotto pressione. Ieri è stata la notte di Sant’Antuono ed è tradizione in città accedere i cippi. Tolleranza zero, aveva detto il ministro Minniti, ma ieri notte al Vasto, come al Mercato, a Fuorigrotta e al rione Sanità, bande di ragazzini hanno preso possesso delle strade, creando disordine, traffico, mettendo a repentaglio la loro vita e quella degli altri.

«Nessun rispetto per lo Stato»

«I genitori sono i primi responsabili di questo malessere che vivono i ragazzini di questa città – continua l’agente – Una volta a Forcella ho riportato a casa il figlio di un pregiudicato, aveva dieci anni, e come passatempo aveva deciso di prendere a pallonate i turisti. Il tempo di riportarlo dentro, fare inversione con l’auto e quel ragazzino era già fuori con il pallone, già pronto a colpire altri passanti. Manca l’educazione, il rispetto per la divisa, per lo Stato». Poi racconta di mercoledì sera. «Abbiamo provato a convincere quei ragazzi a non accendere il fuoco al centro della strada, ma c’erano gli adulti che li invogliavano a farlo. E quando abbiamo deciso di chiamare i rinforzi, i piccoli ci hanno lanciato pietre, sputato addosso». In assetto antisommossa di fronte a dei bambini. Una scena paradossale, ma nonostante lo choc, al quale sono abituati («non è la prima volta che veniamo aggrediti»), si sentono motivati e vogliono andare avanti con maggiore spirito di sacrificio.

Le richieste a Minniti

Lo conferma anche Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, il sindacato indipendente di polizia. Napoletano e conoscitore dell’emergenze della città, non ha dubbi: «Occorrono solo per Napoli e provincia mille uomini in più. Bisogna arruolare agenti per questa città che è assediata da una subcultura dell’illegalità e dell’inciviltà che governa le vite di pochi e stritola quelle di molti», dice. Una situazione talmente stratificata da richiedere sforzi straordinari, «perché con glistrumenti ordinari non si riesce più a fronteggiare la diffusa criminalità che inquina una delle più belle città italiane». «I fatti accaduti nella notte – insiste Pianese – sono di una gravità assoluta e denotano un profondo spregio di ogni regola, al di là di ogni insostenibile richiamo a presunte tradizioni religiose. A Napoli, la scorsa notte, sono stati commessi dei reati, e non di poco conto, che vanno a sommarsi agli episodi di violenza che quotidianamente riempiono le cronache e giungono, oltre tutto, proprio all’indomani della visita del Ministro Minniti in città, dove si è recato per discutere dell’emergenza criminalità». Sono la risposta che si fa beffe delle dichiarazioni di impegno di uno Stato che deve fare di più, molto molto di più di quanto si è fin qui prefisso, «di fronte a un problema che non si può circoscrivere al fenomeno baby-gang, solo adessoesploso sul piano mediatico, espressione di una questione di cultura dell’illegalità e del mancato rispetto persino di ogni civile convenzione profondamente radicate e diffuse», ha concluso.

19 gennaio 2018 | 08:09

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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